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Tartaglione03

 

I cortili interni dei palazzi storici italiani a volte rivelano scorci romantici e persi nel tempo dove lo spazio, protetto dai venti e favorito da una luce diffusa, ben si presta alla realizzazione di giardini d'ombra lussureggianti, che svelano squarci di una bellezza intima e segreta. Palazzo Baroni Zamprotta (XIX secolo), a Caserta, nasconde un angolo di paradiso perduto frutto della creatività e della sensibilità artistica del suo artefice. Il giardino interno è parte integrante della residenza dell'Architetto Nicola Tartaglione, da sempre attento al recupero e alla valorizzazione di antiche dimore e giardini storici. Nella sua dimora privata, l'architetto, non poteva che sublimare tutta la sua passione fino a convertirla in una scenografia botanica e architettonica frutto di un'accurata progettazione e di una costante opera di manutenzione e conservazione. La scalinata, che dal piano superiore conduce al giardino, è un invito a immergersi in un mondo antico e segreto, dove piante esotiche esuberanti si mescolano ad elementi decorativi d'antiquariato. La superficie di 100mq è amplificata dalla verticalità delle alte pareti perimetrali, dalle quali masse voluminose di piante rampicanti precipitano avvolgendo il giardino in una sorta di ventre primordiale. I racemi della Thunbergia grandiflora ricadono sospesi, con grazia, colorando di blu lavanda il giardino che, in questo periodo, si veste di un verde intenso e brillante. A fargli compagnia Trachelospermum jasminoides, bignonie, glicini, rose, philodendro...e le liane di un Tetrastigma voinierianum. Ad est, nell'aiuola quadrangolare, un albero di Cornus costituisce l'elemento strutturale predominante, slanciandosi verso l'alto con libertà ed eleganza, in un trait d'union tra terra e cielo. Ai piedi: un sottobosco di Tradescantia, Chlorophytum e giovani camelie. Intorno è un trionfio di esuberanze botaniche dove alla semplicità delle aspidistra, hydrangee, clivie, begonie...Si mescolano gli ampi fogliami subtropicali dell'Howea forsteriana, della Colocasia esculenta, della Monstera deliciosa, delle Musa basjoo che, riparate, crescono rigogliose godendo dell'umidità ambientale. Un'atmosfera florida dove la fontana e la vasca avvolta da capelvenere, addossata alla parete, rendono ancor più intima e naturale l'architettura botanica ricreata. All'impianto vegetale, l'architetto Tartaglione opera con l'innesto di elementi antichi, quali terreccotte, lampade, ferri, fregi, provenienti da Palazzo Grauso e Palazzo Tartaglione di Marcianise, che sembrano soccombere alla forza del tempo e della natura per riemergere come vestigia di un passato nobile e remoto.