Il territorio dei Campi Flegrei è una miniera di tesori archeologici e naturali che sin dall’antichità ha suscitato fascino e interesse tra studiosi e viaggiatori di ogni epoca. Qui, la morfologia del territorio si mescola alle vestigia del passato tra storia e leggenda dando vita ad uno dei luoghi più ricchi e affascinanti della Campania. La morfologia dei Campi Flegrei è di origine vulcanica. Basta osservare la costa per capire come promontori, isole, laghi e colline siano in realtà parte di crateri ormai estinti ( se ne contano circa 40), che con la loro attività nel corso dei millenni hanno modellato il territorio sulla terraferma come nel mare modificandone l’aspetto e trasformando la costa in uno scenario suggestivo apprezzato dai popoli antichi che proprio qui hanno lasciato traccia della loro magnificenza. A Miseno (un tempo Misenum) era infatti stanziata la più grande flotta dell’Impero Romano operante nel Mediterraneo Occindetale. Era la Classis Misenensis, istituita da Augusto nel 27 a.C. La flotta godeva della posizione doppiamente riparata del porto naturale di Miseno, impiegando sia la parte interna ( oggi Lago di Miseno), dedicata per lo più alla cantieristica e alla manutenzione navale, che quella esterna, che costituiva invece il porto vero e proprio. Il piccolo comune di Bacoli, che racchiude Miseno con il suo lago, il promontorio e il litorale, si rivela così un serbatoio di testimonianze storiche di grande valore, alcune incredibilmente intatte che sorprenderanno per magnificenza e grandiosità. Tra tutte, senza dubbio, l’opera più maestosa è rappresentata dalla Piscina Mirabilis: la più grande cisterna d’acqua potabile mai costruita dagli antichi romani.

Situata nell’omonima via, nella parte più alta di Bacoli, la visita alla cisterna è possibile prenotandola anticipatamente tramite contatto telefonico diretto con l’assuntore di custodia che personalmente detiene le chiavi di accesso al sito. Varcato l’ingresso, dall’alto delle scale si intuisce già la maestosità dell’opera, ma è dal basso, guardando attraverso le navate, che la cisterna appare per quello che è: un’immensa cattedrale scavata nel tufo, alta 15m, lunga 72m e larga 25m, sostenuta da 48 enormi pilastri cruciformi con volte a botte, disposti a formare 5 lunghe navate. La capienza è di 12000 metri cubi d’acqua e fu costruita per approviggionare d’acqua l’esercito della Classis Misenensis. Rappresentava infatti il serbatoio finale dell’acquedotto augusteo che dalle sorgenti di Serino (Av), dopo 100km, portava l’acqua a Napoli e Campi Flegrei. Dalle pareti è visibile l’opus reticulatum e tutta la struttura è rivestita da materiale impermeabilizzante. Sul fondo, una piscina limaria si estende per 20m con 5 di larghezza e 1,10 di profondità, era impiegata come vasca di decantazione e scarico per la pulizia periodica della cisterna. Dall’alto, una serie di pozzetti provvedevano all’aerazione e all’illuminazione. Attraverso essi, adesso, la luce penetra tra le navate con fasci direzionali, restituendo così al luogo un’atmosfera ancora più suggestiva e spettrale. Camminare tra le navate è come camminare nel cuore della terra, un cuore fatto come una cattedrale, austera, tetra e silenziosa, dove l’unico rumore è lo sgocciolio dell’acqua che per la pioggia attraversa la volta fino a cadere al suolo. E’ impressionante immaginare come un’opera così maestosa abbia dietro il lavoro di un’ingegneria di ben 2000 anni.

